Sabato mattina, ore 6e08. I nostri eroi sono svegli da circa un'ora, e poichè hanno già fatto 4 km è giusto che si rifocillino con una
rustichella al bar della stazione. La gente ci guarda inorridita, non si sa se dalla rustichella o dal pantaloncino pacco a vista, ma sulle teste di umani ed animali campeggiano grossi e lampeggianti punti interrogativi. Ma a noi non importa. Con la mia giraffa da manubrio, il mio impermeabile color puffo anemico (pandan perfetta col mio incarnato grigioverde da mattina presto, o sera tardi, che dir si voglia...) e la mia rustichella, sento di poter affrontare ogni difficoltà. Anche perchè ho già iniziato a tirare di rum per sopportare il fatidioso buonumore mattutino di steve e sono sull'allegro andante. Il morale della truppa è alto, nonostante i cambi previsti: Bologna e Verona. A Bologna qualche relitto di essere umano ci accoglie sul marciapiede: i primi segni di civiltà. Scarica le bici, sposta le bici, fai le foto (fronte e retro), carica le bici. Se anje e steve promettono di smettere di annusarsi a vicenda, io prometto di smetterla di toccarmi il culo. Finalmente Verona. Scarica le bici, sposta le bici, fai le foto (credo, inizio ad essere un po' annebbiato dal sonno e dal rum...), carica le bici. Sullo stesso treno. Eh si, perchè in realtà non avremmo dovuto cambiare, ma per far piacere al SiGnore ci hanno avvisati solo quando anje era già nel sottopassaggio... E via verso roveretoorabolzanobrennero. Rovereto. Scarica le bici, sposta le bici, fai le foto (e qui sono sicuro, c'ho le prove), ricarica le bici. E invece no! No, perchè Rovereto è l'ultima tappa in treno, da qui si pedala e poche pugnette. Ore 10e40, anje appena viste le montagne dal finestrino del treno aveva iniziato a sudare, ed è visibilmente preoccupato. Ammetto che un po' lo sono anch'io, ma visti i tempi riusciremmo ad arrivare a bardolino anche andando a piedi, se i calcoli sono giusti. La ciclabile eurovelo 7 da rovereto è una cosa davvero bellissima! Cori alpini, fresco, verde, discesa e belle ragazze che portano a spasso il cane. Mi senti ragazza bionda con la maglietta gialla e il bastardino peloso? 3497757958, puoi chiamare anche di notte! La bazza però finisce subito, perchè in barba alle indicazioni, la strada che porta a Torbole è costellata di saliscendi fino al passo di San Giovanni ed oltre (francamente mi pareva un po' strano che in mezzo ai monti ci fosse una strada tutta in pianura o in discesa...), da segnalare che la strada olre ad essere brutta, è anche stretta e molto trafficata, oltre che da auto e moto anche da pulman e camion, uno di questi con annessa cisterna ha chiarito il suo intento di ucciderci anticipandoci la mossa con una clacsonata che mi ha frullato il cervello. Quel maledetto idiota per 20 cm non ci ha uccisi tutti... |
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Da segnalare che in un attimo di sbandamento fisico ed abbattimento morale, anche ivan (ossia io), come prima di lui aveva fatto (e meglio) marta, cade quasi in un fosso, ma solo con la ruota davanti. Dal passo di San Giovanni però il brivido della velocità ci coglie, e la mia giraffaella raggiunge i 62km/h nella discesa che ci porta dritti nel cuore di Torbole, dove diamo il buon appetito alla gente che pranza in piazza con lo splendido RERURERURERURERURERU della RSU (la bici di steve), che ha qualche leggerissimo problema fonico in frenata. Molto bene, dopo aver nuovamente inorridito i normali ripartiamo verso il lungolago e la gardesana, crocevia di genti e culture. No, in realtà no, perchè ci sono solo tedeschi ed austriaci, ma facciamo finta. Insalatona a pranzo, poco prima di malcesine. Scondita per Steve, che diversamente rischia di aver bruciato calorie inutilmente e risalire sopra i 60 chili, con 5 kili di pane per me, che ho bisogno di carboidrati (la rustichella arrivati a rovereto era già un ricordo...). I nostri cappellini da cauboi pezzente fanno colpo sulla cameriera brasiliana, e canticchiando "garota de ipanema" rotoliamo verso sud, alla volta di Bardolino, patria del vino omonimo e del nostro albergo. La lungolago ha il suo fascino, ma è tutta un saliscendi e col caldo che fa si rende necessario inorridire nuovamente i normali mettendo a mollo i piedi, o tutto il corpo, come nel caso di steve e delle sue mutande... Dopo il bagno, come dicevo, si prosegue con fortuna alterna fino a Bardolino, patria del vino omonimo. Il gestore dell'albergo ci sequestra le bici, ma poco male, tanto non abbiamo molta voglia di pedalare, soprattutto io, che ho avuto la brillante idea di tenere le mutande sotto i ciclisti e ho sofferto molto per via dell'elastico. E cosa devo dire? Al mattino ho necessità di qualcosa che mi sostenga, quei ciclisti sono un po' larghi e mi trovavo col birello sparso in giro... Comunque sia: ci si lava, ci si stende, ci si stira, e a forza di rutti e scoregge (il cambio di pressione è micidiale) ci avviamo verso il centro di Bardolino, lasciando in camera vestiti e calzini dai quali è uscito il demonio in persona. Con mia grande sorpresa il vino si chiama "Bardolino" e non "Omonimo", ma poco importa: ce lo trinchiamo comunque e zompetton zompettoni (o così mi par di ricordare) rientriamo il albergo a godere del sonno dei giusti. Colazione continentale: panino con prosciutto e formaggio, paste, pane, burro, marmellata, patè di maiale, porchetta, cinghiale arrosto, cammello ripieno e succo di frutta. Recuperiamo i mezzi e poi via di nuovo verso il vento. Ossia verso il traghetto che ci porta a Sirmione.
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Veramente un bel giro quest'anno! Steve canticchia, fischietta, gironzola a destra e a manca come un animaletto coccoloso. Il suo buon umore post risveglio è davvero deleterio per il mio animo ancora semicomatoso... A bardolino c'era già vita portuale: i gabbiani gabbianavano, le papere paperavano e "i pescatori gridavano forte, tra il vino, la birra e le carte", putroppo però la nave non poteva aspettare, quindi godiamo del fresco centrolago e a sirmione sbarchiamo dal meiflauer come profughi, instillando nella gente il dubbio che l'albania possa essere dall'altra parte del lago. Il portapacchi di anje si rompe, ma con prodezza meccanica riusciamo a ripararlo con un impasto a base di legno, spago, cerotto adesivo e catenelle di bestemmie: sembra reggere. Sirmione è intasata di turisti, soprattutto austriaci e inglesi, ma anche di altra razza, dal cui idioma non ho intuito il paese di origine, almeno fino a quando una ragazza ha parlato italiano e ho capito che si trattava semplicemente di venetici semiautoctoni.
La strada per peschiera è parca di ciclabili e d'ombra, ma peschiera è davvero una bella città: giardini fioriti, mura, castelli, spiaggia, pese per i camion e battone. Una simpatica ragazza cerca di attaccare bottone lungo la strada, ed è un peccato doverci convincere che non ci si può fermare e che trattasi di professionista del mestiere più vecchio del mondo e non di libera pensatrice... Chiediamo a dei tedeschi dove si prende la ciclabile per Mantova: "Ghenestezughe und fraugranzen mughen, zalten" ossia "Da sotto la vostra testa, cretini". Infatti siamo esattamente sotto il cartello che indica "Per mantova qui giù, cretini". E così inforchiamo la ciclabile del mincio in direzione Mantova, o più precisamente in direzione Borghetto/Valeggio sul Mincio, dove narra la leggenda siano nati dei famosi tortelli (cosa che per ora non possiamo confermare o smentire). Il caldo torrido disidrata non solo noi, ma tutti i ciclisti in genere, e ogni fontana diventa meta turistica di grande pregio. Nessuno fa pipì: preferiamo tenercela, sai mai che possa tornare utile... I primi sintomi di disidratazione li accusa steve, che inizia a cantare mai uei, seguito a ruota da anje, che intona la medesima canzone ma implorandoci di fare "PO POPO PO POPO" con la bocca in modo da avere adeguato sottofondo. Ivan è perso nel vuoto e non ci sta più con la testa. Fino a borghetto riusciamo a trovare ben 46 metri d'ombra! A borghetto è tutto occupato, e siamo costretti a pranzare in un locale non proprio tipico, ma decisamente con un suo fascino particolare (le cameriere :) ). 3 bruschette: lardo - pomodori secchi - grana, salsiccia - formaggio - funghi, mozzarella - pomodoro. Indoviniamo di chi è quella senza grassi aggiunti... 3 tortine di valeggio con panna, 2 birre medie a testa e un cicchettino, una lavata nel bagno del locale e rientriamo nel mondo civile quel tanto che basta per socializzare con le cameriere e la proprietaria. Le bruschette e la birra mi hanno rimesso al mondo quanto una flebo di gatoreid, ci volevano proprio. Diffondiamo il verbo dei "Rincorsi dai cani" e cerchiamo un posto all'ombra dove sfangare almeno l'ora più calda. Fra rutti e scoregge (è la differenza di pressione...) giungiamo in un ameno quadro d'erba e ci lasciamo trasportare dai moscerini fino a terra, dove noncuranti delle bestie e della fauna locale si svacchiamo per qualche minuto, almeno finchè la gente non inizia ad allontanarsi al grido di "Ma c'è uno stambecco morto?". La disidratazione e la birra inseriscono il gettone all'interno di steve, oramai trasformato in giùbocs umano, e si attacca con de andrè, che pare avere tutta l'intenzione di accompagnarci fino a mantova, o fino alla tomba (la prima delle due che raggiungiamo).
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Il caldo è assurdo, pedalo seguendo un'ombra bianca che mi appare a volte una 20ina di metri davanti alla bici, ma non dico nulla agli altri, perchè non voglio che mi prendano per matto. Matto io... E anje allora? Con quella testa di pinguino in gommapiuma e il vestito da mad max? Non ha caldo? E steve? Vestito da IT? Mha... Un po' d'ombra finalmente: 3 metri vicino ad un canale d'irrigazione, da cui provvediamo ad attingere acqua per intridere di fluido vitale i nostri corpi riarsi. Anje vince all'unanimità il concorso di miss maglietta bagnata e pare essersi liberato e del costume e della testa da pinguino. La prima acqua ci evapora addosso, elevandosi al cielo sotto forma di sauna libera, solo alla terza ablazione riusciamo realmente a bagnarci, ma nonostante steve immerga la testa nell'acqua, tutto il nostro sforzo serve a poco, perchè 200 metri dopo siamo di nuovo asciutti e secchi come il potpurrì nella sala d'attesa di un dentista. Mantova è ancora lontana, quindi con sommo sprezzo del pericolo gettiamo il cuore oltre l'ostacolo e ci fermiamo ancora un po' su una panchina, ne approfitto per togliermi le scarpe, far prendere un po' d'aria anche a satana e scambiare 2 chiacchiere con l'ombra bianca che si è anche lei fermata a prendere un po' di fresco. Mantova ci accoglie con le sue calde braccia quasiemiliane, in un tardopomeriggio domenicale stanco e giallo come la crema dei bomboloni in un bar in spiaggia. Davanti al b&b non c'è nessuno, pare ci sia stata confusione con la prenotazione, ma nessun problema, perchè il gestore ha posto e ci sistema. Trattasi di un intero appartamento tutto per noi, quindi è deciso: coca, rum, spogliarelliste e musica fino all'alba. 23 minuti dopo stiamo collassati sul letto a contarci le ustioni. Il proprietario ha capito che, nel caso in cui arrivino altri ospiti, dovrà per forza avvisarli di fare attenzione ai 3 uomini in mutande, poichè nessuno di noi ha intenzione di rivestirsi e giriamo per casa discinti come se fossimo alle terme. Le magliette si muovono da sole, dobbiamo esorcizzare i calzini e il sapone non sapone della doccia lava e non lava, visto che mentre mi lavo sudo inizia a sembrarmi una fatica inutile e abbandono l'impresa. A mantova tutti i posti dove si può mangiare sono per tradizione chiusi la domenica sera a quanto pare, e chi resta aperto apre alle 8. Riusciamo nonostante tutto a rimediare un posto a tavola proprio in piazza, davanti ad un televisore bello e che pronto per italia - spagna. I gestori sembrano già sbronzi, ci sono 82 gradi e il naso di uno dei proprietari che si siede un attimo con noi potrebbe illuminare a giorno la basilica di San Pietro. Cosa si mangia? Il menù è quasi d'obbligo: tortelli mantovani col burro, stracotto con la polenta, acqua e 2 litri di lambrusco in cui inzuppare il pane.
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Dopo un po' tendiamo a perdere di lucidità, e me ne accorgo quando sento qualcuno che chiede "Ma quelli bianchi siamo noi?" ed è la mia voce. Ho un po' di vuoto fra la fine del secondo tempo e l'arrivo al b&b, ma tutto sommato sono abbastanza lucido da ricordare le maledizioni in mantovano della barista che stava chiudendo quando steve ha fatto irruzione per avere un gelato, causa questa dell'arrivo di altre 134 persone immediatamente dopo. Scusaci dolce gelataia bionda, siamo disposti a pagare il fio in qualunque momento! La chiave apre, nessuno oppone resistenza, e i nostri vestiti ci vengono ad accogliere sulla porta: pare proprio il nostro b&b. 3 minuti dopo anje sta russando sul letto di papà orso, steve su quello di mamma orsa ed io su quello dell'orsetto. Riccioli d'oro s'è vista solo nei miei sogni, ma quando allungo una mano trovo solo il petto nudo et glabro di steve. Mi sveglio di schianto, mi prendo a schiaffi la mano e faccio un po' di fatica a riaddormentarmi. Paura vera ragazzi! Al mattino anje trova pure il coraggio di lamentarsi del fatto che abbiamo russato, dopo che per 6 ore gli abbiamo fatto il verso del gatto, del cane, del somaro e dell'ornitorinco senza ottenere ragione dello sciàttol che albergava in lui. Una bella botta gliel'ho data anch'io perchè col cuscino così basso non riuscivo a stare di fianco, e il carico a coppe ce l'ha messo il caldo. Credo che steve abbia dormito 20 minuti in 2 giorni, e fortunatamente il suo classico buonumore poliannoso da prima colazione è attutito dai postumi del lambrusco, almeno posso stupirmi del mio odore in santa pace... A colazione troviamo in casa nostra un simpatico ometto che ci inchiacchiera su piste ciclabili e servizi di recupero, mentre noi siamo tutti intenti a divorare la colazione: fette biscottate, burro, marmellata, biscotti, caffelatte, tè, pastine, sbrisolona, tortina indefinita, zucchero, miele, sugna e succo di frutta (per riprendersi dalla sbornia). Mantova è un labirinto, chiuso il lunedì per giunta. A parte una chiesa tonda l'unica cosa che possiamo visitare sono i laghi, e nemmeno tutti, perchè un po' sono chiusi anche quelli. Ci perdiamo un numero non meglio precisato di volte, cazzeggiamo sul lungolago e raccolgo un paio di quadrifogli per le mie bariste preferite mentre anje sente odore di ferodi di treno e non lo ferma più nessuno: ormai è proiettato qual scheggia di coraggio verso la stazione di ostiglia, dalla quale il treno lo riporterà all'affetto dei suoi cari. 18 minuti dopo siamo di fianco a palazzo te a mangiare affettati e giardiniera dietro a 4 birre medie (io ne ho 2) ed una cameriera dagli occhi chiari che si ostina a darci del voi e che mi fa sentire una mummia.
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Il caldo è imponente e ci sbarra la strada qual muro d'ignominiosa umidità atto ad impedire il giusto ritorno in patria dell'eroe, ma come un sol uomo, con un gesto eroico risaliamo in sella per affrontare con 41 gradi all'ombra l'ultima tratta che ci separa dalla stazione di ostiglia. Sono sbronzo e non mi rendo conto di dove cazzo siamo, il contachilometri si è guastato, la bussola si è rotta, il rilevatore gps è scarico e nemmeno io mi sento tanto bene... Com'è come non è, riusciamo a trovare l'acqua annusando l'aria (dopo la sbronza i sensi si acutizzano), non si sa che fiume sia, ma la direzione è giusta e ci fidiamo sulla parola. Le mie gambe cercano di scappare dal corpo per rifugiarsi all'ombra, e le bruciature ormai non mi bruciano neanche più: sento solo dolore. L'unica acqua che mi permetto di usare è quella che mi rovescio in testa e sulle gambe, ma ormai è calda come il brodo. Non ci fermiamo solo perchè non c'è ombra neanche ad ammazzarsi, e la simpatica provincia di mantova, non usa a mettere alberi e cartelli, ci ha fatto disperdere lungo l'argine roccioso e soleggiato di un fiume non meglio individuato, e per circa 10 km è stata di quella solfa fra crisi isteriche mie, visioni mistiche e pietre grosse come la testa di un labrador scaraventate a velocità assurde a destra e a manca dalle ruote delle bici. Una coppia ci ha fermati chiedendoci informazioni, stavano girando in tondo da un po' e non avevano una bella cera... Ci fermiamo solo per cercare di fare pipì, ma la pipì evapora prima di toccare terra, quindi tiriamo dritto, anche perchè almeno in movimento c'è il sollievo dell'aria sulla pelle, ma da fermi si rischia di svenire sul serio e anje inizia ad essere in crisi. Steve invece con la sua mole riesce in parte a schivare i raggi del sole, e prende il via a 25 all'ora, non senza una certa riduzione di liquidi riesco a raggiungerlo e ruggirgli 4 bestemmie in dialetto che devono averlo segnato molto, perchè 3 ore dopo se ne ricorda ancora... La stazione di ostiglia è una visione meravigliosa, se non avessi gli occhi annegati nel sudore potrei vedere la mia pelle d'oca che fa la ola per il dolore alle gambe. La biglietteria è chiusa, cogliamo l'occasione per inorridire un altro po' di umani mostrando le nostre bruciature e poi ci infiliamo nella fontana davanti alla stazione e sotto l'acqua (tiepida) della fontanella del binario. Il treno è in ritardo solo di un'ora per via del caldo, non c'è acqua vera, siamo disidratati e appena esco al sole le ustioni urlano vendetta, ma steve, con un gesto eroico, si proietta verso il bar e torna con coca, chinotto e acqua. Nel mentre io riesco pure a fare la pipì... Il treno è pieno di bici, tedeschi ed austriaci che vanno a bologna, ed un signore bolognese che è stato a canazei con la bici e sta tornando.
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Almeno in treno si respira. A bologna scopriamo che tutti i treni sulla tratta da milano a piacenza hanno ritardi imprecisati per via
del caldo, ed anche il nostro treno ne soffre: 50 minuti di ritardo. Il caldo è assurdo, ma ormai abbiamo smesso di sudare perchè siamo
totalmente disidratati ed abbiamo le visioni. Ho preso delle patatine, che in realtà erano mele, e mezza pasta di riso, che in realtà era
un tramezzino, ma ho scoperto queste cose solo nella fase digestiva. Il controllore ci fa per forza staccare le sacche ed appendere le
bici, ma dallo scomparto bici non ci muoviamo, perchè pare sia l'unico con l'aria condizionata. Anje si accascia al suolo privo di riflessi
mentre io e steve vaghiamo senza meta da un punto all'altro del comparto. Col buio inoltrato si arriva finalmente a forlì circa alle 10 di
sera. Scarica le bici, sposta le bici, fai le foto, risali sulle bici, questa volta però verso casa. A casa di steve carico giraffaella
(che emette strani scricchiolii dalla zona anteriore...) in macchina e vado verso casa, una volta arrivato metto 20 cm di acqua fredda nella
vasca e mi ci immergo. Le mie gambe fanno evaporare una parte d'acqua, ma ne aggiungo altra e riesco ad abbattere la temperatura. La zona
delle scottature è gonfia, ma l'acqua fredda e una pomata doposole mi rimettono in carreggiata. Riesco persino a dormire dentro la vasca
durante il sencondo bagno. Martedì mattina: tutto è finito, sono solo nella mia cameretta e sono le 7, fa fresco. Mi alzo, mangio qualcosa,
leggo un po', guardo la tv e poichè non ho intenzione di andare in laboratorio a lavorare decido che la cosa migliore per passare il tempo
sia fare un giro in bici... Vado in centro a fare 2 chiacchiere col meccanico, prendo il caffè e torno. Dopo pranzo tendo ad annoiarmi, cosa
posso fare per non rimanere al caldo? Un giro in bici no? Mi faccio la salita di massa e torno a casa. Come defaticamento non c'è male...
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