Una volta appurato che si era deciso di partire, e che nessuno ci avrebbe seguito in macchina, ci si è alzati di buon mattino rassegnati
all'idea del treno.
Mi alzo prestissimo. Alle 5? Alle 4? Sono troppo ottenebrato dal sonno per capirlo, ma so che è buio, e me ne accorgo dal fatto che dopo 300 metri
in macchina non ci sto vedendo un cazzo. Accendo le luci e dormo fino in stazione. Dopo aver parcheggiato ed aperto il bagagliaio mi sveglio e
rimango inchiodato con la schiena scaricando la bici. Non c'è male, si comincia benino. Rimango immobile, appoggiato in posizione pecora sul
paraurti per un minuto buono. Finchè non sollevo pesi sembra andare tutto bene, comunico la cosa agli altri appena arrivati ed il voto è che se ce
la faccio a pedalare allora la roba in treno me la caricano loro.
I miei compagni questa volta sono 3, anzichè 0, come al solito: Anje, Steve e Marta. Per tutelare la praivasi e la riservatezza degli innocenti da
ora in poi verranno chiamati Anje, Steve e Marta.
Ore 6equalcosa, salgo le scale per il binario lamentandomi per il dolore. I miei compagni non sono rassicurati, ma una volta in treno mi dedico a
pratiche di tortura contro i poggiatesta e contro le nocche di Anje che qualche risultato producono: riesco a torcere il tronco senza piangere, ho
capito dove mi trovo e non vedo più quella donna mora con la tunica bianca davanti a me. Marta dorme un po'.
BolognaBolognaStazionediBolognaBologna. Scendiamo dal treno, recuperiamo cibo perchè il giorno è ormai alto e ci imbarchiamo sul regionalissimo per
FerraraFerraraStazionediFerraraFerrara. Il tempo non è buono, ma l'umore è alto, anche perchè alle 7e23 del mattino ci siamo fatti un goccetto di
rum, grappa di rose e idraulico liquido per un totale di gradi alcolici 132 che ci ha tirati davvero su. Marta dorme un po' (probabilmente è sbronza.
N.d.A.) Arriviamo a Ferrara , il tempo è pessimo: piccole gocce di pioggia fredda e dura rigano l'aere e incupiscono l'indomito spirito dei baldi italici.
Partiamo comunque, la pioggia finisce in breve, e pare che ci si muova verso il sereno. Sempre poi che ci si stia muovendo nella direzione giusta.
Degli autoctoni ci indicano un grosso fiume, con una pista ciclabile sull'argine, mucchi di sassi e un cartello grande come la Val d'Aosta con su
scritto "DESTRA PO'": le nostra pista. |
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120 chilometri fino al mare, ed altri 20 per raggiungere la stazione per il ritorno. Alla marta ne sono stati
dichiarati 68 per non spaventarla.
Dopo un bel po' di niente, acqua, campi, un uomo che imbianca e una moltitudine di insetti mutanti, ci decidiamo a fermarci per pranzo in un posto
dimenticato da Dio e dagli uomini: Berra. Paese della piada buffa e della "Sagra della zanzara". Purtroppo non scherzo: la piada è davvero buffa e
c'è davvero la Sagra della zanzara. Piada e prosciutto, piada e mortadella, piada e salame, piada e porchetta, piada e formaggio, birra, acqua,
caffè, gelato, ammazzacaffè e patatine. 7 euro a testa. Marta dorme un po' prima di mangiare, dopo mangiato e anche durante. Ha fatto 40 chilometri
ed inizia a sospettare che qualcuno le abbia mentito sulla distanza. Controlliamo l'attrezzatura ed i mezzi (il controllo è d'obbligo, dato che la
bici di steve viene dritta dritta da un cassonetto), cambio la sella e siamo come nuovi.
Si riparte per il fresco: 14e22, ora della costa orientale. La giornata volge decisamente al bello, c'è molta umidità per via della pioggia
mattutina, ma non fa caldissimo e questo aiuta. Fra bibite energetiche, concentrati vitaminici, tè e infusi vari Steve è gasato come un mandrillo:
corre a destra e a manca come una gazzella con le ruote, scatta gridando cose come "e altre 300 sono andate" e "dai diobono che stasera posso
mangiare davvero". Non so, ma credo dipenda dal sole e dalla mancanza di sonno...
Il percorso è davvero interessante. Niente traffico, niente rumore, tutta la pista per noi, il fiume che ci accompagna placido sulla sinistra, i
campi che ci accompagnano placidi sulla destra, gli insetti che ci assaltano (placidi) da ogni lato. Dopo il guado della statale detta "Ma io due
anni fa ho fatto la pipì lì?" raggiungiamo Mesola con un discreto anticipo e troviamo l'albergo prenotato la settimana prima. Telefonando ai 3
alberghi che eravamo riusciti a trovare ci era capitata un'occorrenza strana: ci ha risposto sempre la stessa persona ed in sottofondo c'erano
risate cupe ed una motosega. Per nulla preoccupati ci diamo una lavata e andiamo a piedi in centro per cena. Steve è assalito dalle sarabighe,
ma non ha la forza di scacciarle e allora, da bravi amici, cerchiamo di schiacciargliele addosso a calci. Mesola è un posto carino, il castello
è davvero una sorta di cattedrale nel deserto: |
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campagna aperta intorno e poi questo sperone infilato lì da una mano gigante. Un po' di foto
all'abbronzatura di cui porto ancora i segni e via a cena. Antipasto, primo, cicciazza, pane e vino e si va a letto.
E fu sera e fu mattina.Secondo giorno.
Ore 7e12 antimeridiane, ora della costa orientale. Ho preparato le mie poche cose da barbone la sera prima, indosso il mio completo bianco da
idiota e insieme ad anje raggiungo steve che sta cercando di riparare la sua bici con una cagnola grande come una giraffa e del peso di un bisonte
adulto. Anje non ha russato molto, credo che le vibrazioni che ho sentito siano più che altro derivate dai tir della lontana statale, o dalla rampa
di decollo degli shuttle, non so.
Culi doloranti al seguito facciamo un po' di spesa per il viaggio, colazione e torniamo sulla ciclabile ansiosi di mare e anguilla. La tratta è
meno entusiasmante di ieri, ma devo dire che il panorama ha decisamente un grande fascino. Capita raramente di poter occupare tutta la carreggiata
senza doversi preoccupare dei veicoli a motore (cosa che tuttavia non è esatta, poichè per alcuni tratti la ciclabile era destinata al traffico
dei residenti e abbiamo anche dovuto abbandonarla in favore della strada). Un paio di foto con il Po' (che non ci siamo mai neanche soffermati a
toccare),e poi l'odore dello iodio e del pesce morto portato dalla brezza marina ci attira irresistibilmente verso est. Raggiungere il mare non
è stato proprio come credevo: mi aspettavo la spiaggia, e poter entrare in acqua con la bici, invece la pista finisce su un molo putrescente e
verminoso in cemento e ruggine costruito dalle zanzare in età recente. Tentiamo di continuare verso il faro lungo un sentiero sulla riva, ma le
zanzare sono talmente tante che oppongono resistenza all'avanzamento e a parte steve (che con la sua forma affusolata riesce a schivare le zanzare)
decidiamo di tornare al molo e cercare cibo mercenario.
Mangiamo, beviamo, carichiamo un po' di bagagli nella macchina di due temerarie viaggiatrici che ci hanno raggiunto in quel di Gorino. Svegliamo
Marta, che da circa 60 chilometri si è arresa all'evidenza che le abbiamo palesemente mentito sulla distanza da percorrere, ci ubriachiamo di nuovo
a forza di pampero e grappa e ripartiamo per Codigoro, dove ci aspetta il brucomela delle Ferrovie Padane che ci riporterà a ferrara. |
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Si attraversa il bosco della Mesola, dove il limite di velocità è una leggenda che gli automobilisti raccontano ai figli per spaventarli, e raggiungiamo l'abazia
di Pomposa. Bella idea del cazzo. Pare che Pomposa sia nota per la sua produzione di spine e chiodi a 18 punte biologici di ottima fattura, peccato
che lo si scopra 800 metri dopo, quando Marta rimane con la ruota posteriore a terra. Niente panico: siamo in orario anche se stretti, Anje si
carica lo zaino, steve gonfia la gomma e la Marta scatta in avanti a tutta velocità per percorrere più strada possibile prima che la gomma ceda di
nuovo. Dopo il terzo scatto finisce a terra anche la ruota anteriore. Ok: panico. Siamo molto stretti coi tempi, distanti da Codigoro, e non
sappiamo dove sia la stazione. Pensare di cambiare la gomma è improponibile. Lo zaino in spalla ad Anje che avanza, Steve trascina la bici, io
carico Marta e come una carovana di profughi muoviamo lentamente verso Codigoro. Raggiungiamo la stazione 6 chilometri dopo, con 12 minuti di
anticipo sulla partenza. I controllori ci aiutano a caricare le bici e scopriamo che anche le bici di steve ed anje sono forate. Si è salvata
miracolosamente solo la mia, che però ha l'asse della corona anteriore praticamente da buttare. Poverina, ha fatto anche troppo. La consolo e le
prometto che appena arrivati a casa le farò fare un restailing completo.
In treno facciamo un po' di conti delle spese, ci riprendiamo dall'ultima sudata mentre Marta dorme, e in men che non si dica sbarchiamo di nuovo
a FerraraFerraraStazionediFerraraFerrara. La coincidenza è piuttosto lunga, marta ne approfitta per dormire un po', steve per giocare con i nuovi
accessori della sua RSU (Rifiuto Solido Urbano): le spine, ed io colgo l'occasione per farmi fregare il coprisella in gel da degli scout con delle
bici anteguerra.
Da ferrara a bologna è un baleno, faccio appena in tempo a mangiare una pacchetto di mele secche e siamo arrivati. Svegliamo Marta, scarichiamo le
bici e aspettiamo la coincidenza per Forlì in fondo al binario, da bravi rifiuti della società. Raggiungiamo la terra natia quando è già buio da un
po', ma di strada ce n'è ancora, poichè Anje ha i suoi 3 km per arrivare a casa, Steve e Marta i loro 2 km con tutte le gomme forate, e io i miei
11 km, perchè da bravo esponente del ceto idiota, ho lasciato le chiavi della macchina nel bagaglio e non solo:
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devo pure farmi prestare una torcia,
perchè sono anche senza lume. Nel buio di una notte senza luna raggiungo la mia magione circa 40 minuti dopo lo sbarco in stazione, mi lavo perchè puzzo come un panino al
gorgonzola ripieno di montone marcio, mi gusto una buona cena preparata a dovere per l'occasione e mi addormento sul divano senza accorgermi di niente.
E fu sera e fu mattina. |
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